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Ecco la quarta puntata del nostro giallo sulla pallanuoto

  Pubblicato il 15 Mag 2518  10:36
Mail di Donatella Dell'Angelo ad Arcangelo Noce: "Caro commissario, come va? Ho letto sul web dell'omicidio dello strozzino e della sparizione dell'arbitro. Mi sento un po' in colpa perchè io sono qui alle Canarie che mi diverto mentre lei è alle prese con due casi in una volta sola. So che lei detesta questo tipo di corrispondenza, ma mi sentivo in dovere di darle almeno il mio appoggio morale. Un saluto affettuoso anche da Walter".
La iena avrebbe voluto rispondere così: "Innanzitutto salutami quell'idiota che, pur essendo il titolare di un salone di bellezza, ha sposato uno scorfano come te. Stai pure tranquilla alle Canarie, anzi restaci tutto il tempo che vuoi perchè del tuo aiuto non so proprio che farmene".
Il commissario Noce, invece, rispose così: "Ti ringrazio del pensiero, sei stata molto carina. Un saluto a tuo marito. Divertitevi".
Donatella Dell'Angelo, tuttavia, aveva colto nel segno: la situazione si era complicata. Borghese non poteva essere l'assassino di Spoto, il robusto conto in banca escludeva che l'arbitro si fosse rivolto allo strozzino per un prestito. Addio movente. Si, d'accordo, ma allora Borghese dov'era finito? Pur non essendo l'assassino, c'entrava ugualmente con l'omicidio di Spoto oppure era soltanto una coincidenza che fossero vicini di casa?
"Nell'appartamento dello strozzino - disse il commissario Riccio a Noce - non abbiamo trovato agende o registri con l'elenco dei suoi debitori. Sicuramente queste notizie sono nel computer della vittima, altrimenti non si spiegherebbe la serie di divieti d'accesso. Spoto ha messo addirittura tre password. Se ne stanno occupando i nostri tecnici, mi farò vivo non appena saprò qualcosa".
Era il dirigente del commissariato Arenella-Vomero il titolare dell'indagine sull'omicidio dello strozzino, ma il collegamento con la sparizione dell'arbitro (ammesso e non concesso che questo collegamento ci fosse) aveva coinvolto Noce nell'inchiesta, che procedeva adesso su due binari.
Sul binario 2, nell'ufficio della iena, alle 16,30 di giovedì 17 maggio transitò Roberto D'Antuono, l'ex pallanuotista che, secondo quanto aveva dichiarato il giornalista Maurizio Moccia, era stato compagno di scorribande sessuali dell'arbitro scomparso.
"Non è mica un reato andare a puttane...", esordì D'Antuono gesticolando con l'enorme mano destra che aveva gettato un'infinità di palloni alle spalle dei portieri. Erano trascorsi quattro anni da quando non giocava più e, come qualche volta capita ai pallanuotisti che smettono di allenarsi, il 39 enne D'Antuono adesso era obeso.
"Non è un reato, e infatti lei è qui soltanto come persona informata di fatti", puntualizzò Noce. "Cosa fa nella vita, signor D'Antuono?".
Dopo aver smesso di giocare, aveva preso il patentino di allenatore, ma dopo tre anni di ripetuti fallimenti in panchina aveva cambiato completamente attività. "Ho aperto un'agenzia di pratiche automobilistiche. Si guadagna bene e non si lavora molto", disse con il tono di chi vuole convincere il suo interlocutore a fare altrettanto. La iena lavorava molto e guadagnava poco (24.705 euro l'anno lordi), però mai e poi mai avrebbe fatto a cambio di mestiere con D'Antuono, soprattutto in quel momento. Quando c'era un omicidio da risolvere Arcangelo Noce arrivava al culmine della gratificazione professionale e non era sbagliato affermare che era felice quando veniva commesso un delitto. Ovviamente soltanto se toccava a lui scoprire l'assassino.
"Come definirebbe il suo rapporto con Borghese?", chiese a D'Antuono.
"Michele è una via di mezzo tra un amico e un conoscente".
"E' sparito sabato scorso, come mai lei non si è presentato alla polizia?".
"Non ho dato peso alla cosa".
"Da quanto tempo non ha sue notizie?".
"Ci siamo visti un paio di settimane fa, siamo andati a bere qualcosa in un bar del Vomero. Da quel momento non l'ho più visto nè sentito".
"Come ha conosciuto Michele Borghese?". Noce si pentì subito di aver fatto una domanda apparentemente così cretina, e si sentiva di meritare una risposta tipo: "Sveglia, commissario! Come vuole che l'abbia conosciuto?!". Invece D'Antuono disse: "Come giocatore non ho mai potuto sopportarlo, l'ho sempre considerato un arbitro ottuso, esageratamente ligio al regolamento. Perciò, quando ho smesso di giocare, un giorno l'ho fermato in piscina e gli ho detto cosa pensavo di lui. Mi ha risposto "Ottuso sei tu e tutti quei giocatori che perdono tempo a protestare con gli arbitri invece di pensare a giocare". Gli stavo per tirare un cazzotto in bocca e invece l'ho invitato a prendere un caffè. Da cosa nasce cosa e abbiamo cominciato a frequentarci, sia pure molto saltuariamente".
"Che idea si è fatto di lui?".
"E' un uomo intelligente, dotato di grande humour".
"Strano. Gli altri arbitri lo dipingono in maniera completamente differente, lo considerano un asociale. Come lo spiega?"
"Asociale è una parola grossa. E' vero, non ha amici nel mondo arbitrale, ma da quello che so Michele si è sempre comportato correttamente con i colleghi. Certo, un po' strambo lo è: non possiede un cellulare, non ha mai avuto una relazione sentimentale seria e vive da solo come un eremita, ma ognuno è libero di fare ciò che vuole, pur che non dia fastidio agli altri. E Michele è una persona estremamente rispettosa delle regole e dei diritti altrui".
"Mai una relazione sentimentale seria... Glielo ha detto lui?".
"Si, donne tra i piedi non ne voleva. E quindi...".
"...andavate a puttane. Avveniva di frequente, signor D'Antuono?".
"No, di tanto in tanto. Sei mesi fa abbiamo cominciato a frequentare questa casa di appuntamento sulla Domitiana, ci vuole un po' di tempo per arrivarci, ma è pulita e le ragazze sono belle".
Noce non avrebbe passato la notizia ai colleghi della Buoncostume. Iena si, fin quando si vuole, ma coglione no. Era dell'idea che fare la puttana era un mestiere come un altro, degno di rispetto e di un "luogo di lavoro" più decente e meno pericoloso della pubblica via.
"E poi, commissario - aggiunse Elio quella sera in trattoria - se non ci fossero le puttane dove andrebbero a finire tutte le persone che ogni giorno lei manda a farsi fottere?".
"Nel tuo locale, Elio. Anche qui sono fortemente a rischio di malattie. Magari non al basso ventre, un pochino più su".
"Ma se la mia trattoria non le piace, perchè non va a mangiare altrove? Qui nei dintorni ce ne sono tante".
"Lo so, ma dove lo trovo un fesso come te che a mezzanotte, invece di andarsene a dormire come tutte le persone normali, si mette ad ascoltare le chiacchere di un commissario?".
Elio sorrise e aggiunse: "Un fesso che ogni tanto le dà pure qualche dritta".
"Cazzate. Dammi un amaro, piuttosto. La tua pasta e piselli come al solito va su e giù e non ne vuole sapere di prendere la direzione giusta".
"E' il minimo che può succedere quando uno ne mangia due porzioni e ci aggiunge pure del baccalà con i peperoni!".
"Vedo che hai la risposta pronta anche questa sera. Visto che ci sei, e visto che ritieni di essere così utile alle mie indagini con i tuoi suggerimenti, rispondi a questa domanda: che cazzo di fine ha fatto Michele Borghese?".
"Per me ha esagerato con le puttane, c'è rimasto secco e lo hanno seppellito da qualche parte a Villaggio Coppola".
 
***

Era giunto il momento di fare il punto della situazione. Assieme all'amaro, Noce si fece portare da Elio carta e penna.
La iena strappò una pagina dal block notes e ci scrisse sopra la parola ARBITRO, la sottolineò due volte e passò il foglio ad Elio: "Scrivi!".
"Confessore, consulente e adesso anche scrivano", borbottò il ristoratore, ma era felicissimo di essere coinvolto.
In bella calligrafia, sotto la dettatura di Noce, Elio scrisse:

- Sparito sabato 12 maggio. Da allora nessuna notizia.
- Appartamento in perfetto ordine.
- Non sono state trovate le chiavi della sua Fiat Punto, parcheggiata sotto casa
- Gioca in borsa, è la sua unica attività lavorativa
- Possiede in banca oltre 200mila euro
- Non ha parenti nè amici, frequenta l'ex giocatore Roberto D'Antuono, con il quale va a puttane in una casa di appuntamento di Villaggio Coppola
- Il suo vicino di casa, Silvio Spoto, è stato ucciso martedì 15 maggio
 
"Abbiamo dimenticato qualcosa, Elio?".
"No, commissario, mi sembra ci sia tutto".
"E allora prendi un altro foglio dal block notes e scrivici sopra la parola "SPOTO"
 
- E' stato ucciso a percosse nella sua camera da letto
- La morte risale a 4-5 giorni dal ritrovamento. Si attende l'esito dell'autopsia
- Dall'appartamento, apparentemente, nulla è stato portato via
- Faceva lo strozzino, aveva precedenti penali
- Il suo computer è all'esame dei tecnici della polizia
- La sua autovettura, una vecchia Ford Ka, è in un garage nei dintorni. A bordo nulla di utile per le indagini è stato rinvenuto
- Non era sposato, non aveva figli, apparentemente nessuna relazione. Il suo unico parente, il fratello Pietro, vive da oltre vent'anni in Inghilterra e da allora i due non hanno più avuto contatti
- Possedeva in banca oltre 600mila euro. Era proprietario di tre appartamenti, compreso quello in cui abita, tutti al civico 64 di via Morghen. Non aveva stipulato assicurazioni sulla vita, non aveva fatto testamento
 
Su richiesta del commissario, Elio rilesse attentamente ad alta voce. "Devo aggiungere altro?", chiese a Noce.
"Si - rispose la iena -: scrivi bello grande SIAMO COMPLETAMENTE IN ALTO MARE".
Mario Corcione
FINE DELLA QUARTA PUNTATA
(la quinta sarà pubblicata martedì 22 maggio)
 
LE PRIME TRE PUNTATE

 

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