Quanto è importante la comunicazione nella pallanuoto e quanto conta il contributo di chi la vive e l'ha vissuta per una vita?
Penso sia giusto intervenire perché tutti noi – atleti, tecnici e dirigenti – con la nostra passione abbiamo dato tanto alla pallanuoto nel corso degli anni, cercando sempre di migliorarla attraverso sacrifici quotidiani e risultati sportivi.
Ritengo che il livello organizzativo e comunicativo della pallanuoto sia determinante per il suo futuro. Non si può prescindere, ad esempio, dall’aspetto televisivo e dello streaming, che rappresentano il principale strumento attraverso cui il pubblico percepisce il nostro sport: come viene organizzato un evento, come viene raccontata e analizzata una partita, la qualità delle immagini, la visibilità del campo e degli sponsor.
Non conta solo comunicare…ma saper comunicare: location, immagini, telecronache e commenti.
A Malta, durante le Final Four di Champions League, pur apprezzando l’encomiabile sforzo organizzativo, è emersa chiaramente la necessità di ripensare il modello di un evento così importante. La Final Four rappresenta il fiore all’occhiello della pallanuoto europea e meriterebbe palcoscenici e location di maggiore richiamo, in grado di accogliere almeno 4.000-5.000 spettatori.
L’organizzazione dovrebbe essere affidata a strutture specializzate, capaci di garantire un ritorno d’immagine più importante, attrarre sponsor e aumentare la sostenibilità economica dell’evento. Anche l’allestimento del campo, l’illuminazione, gli spazi circostanti e la gestione dei riflessi dell’acqua sono elementi fondamentali per valorizzare il nostro “habitat” e rendere la pallanuoto più attraente agli occhi del pubblico.
Le telecronache della Final Four trasmesse da Sky hanno mostrato una buona capacità di seguire un gioco sempre più veloce. Credo però che si debba compiere un ulteriore passo avanti per avvicinare il pubblico non specializzato, migliorando la comprensibilità dello sport. Ad esempio, sarebbe opportuno limitare il commento continuo delle decisioni arbitrali, molto più frequenti rispetto ad altri sport come il calcio, evitando di creare confusione nello spettatore. Allo stesso tempo, è importante spiegare con maggiore efficacia termini, concetti e situazioni tecnico-tattiche che per gli addetti ai lavori sono scontati, ma che per chi si avvicina alla pallanuoto possono risultare poco chiari.
In Italia a che livello è la qualità organizzativa degli eventi?
Nella semifinale playoff tra Brescia e Savona si è arrivati, a mio giudizio, a un livello addirittura controproducente per la promozione del nostro sport. La qualità delle riprese è stata fortemente penalizzata dai riflessi sull’acqua, al punto da far apparire il campo come un rettangolo argentato (basta vedere la foto in calce). A ciò si è aggiunto un numero e un posizionamento delle telecamere non più adeguati a valorizzare l’evento. È difficile avvicinare nuovi appassionati se non si riesce a vedere chiaramente ciò che accade in acqua.
Da tante entità separate ad un organismo unico capace di muoversi come un corpo organico. Che cosa ne pensi?
Conosco bene gli sforzi che ogni anno i presidenti compiono per sostenere l’attività delle società, ma credo che la pallanuoto italiana debba iniziare a ragionare in modo più unitario, attraverso una Lega delle società di Serie A1 e A2 che rappresenti l’intero movimento.
Serve una sinergia capace di migliorare l’organizzazione e la comunicazione dell’evento sportivo attraverso maggiore professionalità e managerialità. La FIN dovrebbe favorire e accelerare questo processo, perché è una necessità per il bene della pallanuoto, uno degli sport più formativi e aggreganti per la crescita dei giovani.
Quale dovrebbe essere la linea progettuale che la Lega dovrebbe sviluppare?
Esistono già esempi virtuosi di gestione manageriale da parte di alcune società, ma restano casi isolati all’interno di un sistema che sta progressivamente perdendo attrattività. In questa fase sarebbe fondamentale unirsi attorno a una visione comune, definendo standard organizzativi e comunicativi più elevati, capaci di rigenerare interesse, passione e partecipazione, soprattutto tra le nuove generazioni.
Occorre un progetto di sviluppo che affronti temi centrali come la formula dei campionati, la struttura dei playoff – momento culminante della stagione e importante occasione di crescita per i giovani talenti –, la promozione e l’organizzazione degli eventi, i rapporti con i media, la qualità della comunicazione televisiva, giornalistica e digitale, nonché la ricerca di nuove sponsorizzazioni.
La crisi strutturale è anche tecnica? Sappiamo che anche Di Fulvio e Dolce andranno all’estero dal prossimo anno e Velotto , Echenique e Di Somma già sono andati fuori nelle scorse stagioni.
Sì, la crisi è anche tecnica, e non potrebbe essere altrimenti, il livello del campionato italiano rischia di abbassarsi ulteriormente.
Sarà difficile sostituire questi atleti con giocatori di pari qualità e, allo stesso tempo, in Italia sono ormai pochissimi i top player stranieri in grado di elevare il livello della competizione.
È inoltre difficile pensare che da un campionato progressivamente impoverito sul piano tecnico possano emergere con continuità giovani di altissimo livello, a meno che non vengano sviluppati progetti federali realmente efficaci e orientati alla formazione del giocatore. Un percorso che è molto più ampio e complesso rispetto alla sola organizzazione di collegiali e alla partecipazione delle nazionali giovanili ai tornei internazionali.
Mi auguro che già dalle finali scudetto si riesca a compiere un passo in avanti, organizzando e comunicando ciò che accade in acqua e sugli spalti in modo diverso, e più efficace per il futuro della pallanuoto.
Credit: Eleonora Frigerio