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Ecco la settima puntata del nostro giallo sulla pallanuoto

  Pubblicato il 27 Lug 2120  19:21
"Cosa te lo fa pensare", chiese Noce, visibilmente interessato.
Elio prese una sedia dal tavolo della iena, la voltò e si sedette a cavalcioni: "Vede, commissario, non c'è dubbio che l'assassino sia tornato sul luogo del delitto per impadronirsi di qualcosa che avrebbe potuto mettere la polizia sulle sue tracce. Ma se lo ha fatto, se ha corso un rischio così alto, significa che era certo di trovare questo qualcosa. E probabilmente sapeva anche dove cercare. Perciò non si spiega tutta la baraonda che ha creato: avrebbe potuto tranquillamente prendere quello che cercava e filarsela nel più breve tempo possibile. Invece è passato come un ciclone nell'intera abitazione con lo scopo, a mio avviso, di fuorviare la Polizia.
"E in che modo, se è lecito saperlo?".
"Facendo credere che l'assassino non avesse la benchè minima idea di dove cercare, facendo credere che Palmentieri conoscesse soltanto da poco tempo chi l'ha ammazzato".
"Fatica sprecata", commentò la iena. "E' mia piena convinzione che Palmentieri conoscesse molto bene la donna che l'ha ucciso. Te l'ho detto ripetutamente, Elio".
"Certo, e ne sono convinto anch'io. Ma di questa convinzione l'assassino non è a conoscenza".

***

Aveva studiato il piano nei minimi dettagli. Non gli era stato difficile: conosceva tutte le sue abitudini, tutti i suoi orari.
Ma era necessario prenderla di sorpresa.
Lei arrivò alle 22,15 al parcheggio. Posteggiò la sua Polo e si diresse verso casa. Ci volevano cinque minuti, sarebbe arrivata alle 22,20.
Alle 22,18 lui si nascose accucciandosi tra due autovetture posteggiate a pochi metri dall'abitazione di lei. Anche se si fosse voltata verso quella direzione, difficilmente lo avrebbe potuto vedere. Alle 22,21, con un minuto di ritardo rispetto alle previsioni, lei sbucò da una stradina laterale e si avvicinò al portone a vetri del palazzo dove abitava. Frugò nella borsa alla ricerca delle chiavi, le trovò rapidamente, aprì il portone d'ingresso, entrò e lo lasciò richiudersi alle sue spalle. Ma non sentì lo scatto. Si voltò e lo vide: si era infilato nel portone e adesso era dentro, a non più di tre metri da lei. Rimase paralizzata, colta di sorpresa, ma non disse nulla: nemmeno un fiato uscì dalla sua bocca. Lui si avvicinò con calma, era ormai soltanto ad un metro da lei, poi si fermò di botto ed esclamò: "Ma che sei impazzita?!".
La canna di una pistola era puntata su di lui.
"Se non te ne vai immediatamente, ti sparo ad una gamba".
L'uomo non si mosse. Gli occhi che le fiammeggiavano, Donatela Dell'Angelo ribadì: "Guarda, Walter, che lo faccio davvero. Se non te ne vai, ti sparo ad una gamba e dico che ti avevo scambiato per un ladro".
"Ma sono io, tuo marito!", replicò Walter come se lei non l'avesse riconosciuto.
"Appunto", disse Donatella mentre abbassava la canna della pistola indirizzandola verso la  caviglia sinistra del marito. "Ti do ancora cinque secondi di tempo per andartene, poi sparo. Cinque... quattro...".
"Ma lascia almeno che ti dica perchè sono venuto", implorò Walter.
"...tre...due...uno...".
Walter girò i tacchi, si diresse verso il portone, premette il pulsante d'apertura, uscì e si voltò verso di lei urlando attraverso il vetro "L'ho lasciata, non la vedrò più!".
"Buon per lei!", urlò a sua volta Donatella prima di voltargli le spalle.

***

"Quanto mi danno se spacco la faccia a mio marito?".
"Cos'è successo, è tornato all'assalto?", chiese Noce.
"Già. Si è presentato ieri sera mentre tornavo a casa".
"Quell'uomo non solo è orbo, è completamente pazzo", pensò la iena. Considerava Donatela Dell'Angelo, e non a torto, una delle donne-poliziotto più brutte che avesse visto nella sua carriera e si era chiesto sempre cosa vedesse in lei di tanto attraente il marito. Non era rimasto sorpreso, quindi, quando Donatella gli aveva comunicato che Walter l'aveva tradita ed era certo che lui non avrebbe fatto mai marcia indietro. E invece...
"Se vuoi spaccargli la faccia, fai pure. Ma - aggiunse Noce - ti prego di aspettare almeno la fine di questa stramaledetta inchiesta, se mai fine ci sarà".
Il tunnel delle indagini nel quale si erano infilati era sempre più buio e il commissario stava seriamente prendendo in considerazione l'ipotesi che non sarebbe mai riuscito a dare un volto a chi aveva spedito all'altro mondo Vittorio Palmentieri. Ma non era minimamente disposto ad arrendersi.
"Lascia perdere tuo marito e prendi penna e taccuino", ordinò a Donatella.
Aveva intenzione di fare l'ennesimo punto della situazione sperando che uscisse fuori qualcosa di buono. Chiamò il centralinista e gli raccomandò di non passargli alcuna comunicazione: "Per mezzora non ci sono per nessuno, fosse anche il Capo della Polizia".
Poi disse a Donatella: "Segna innanzitutto cosa non sappiamo".

- Il nome dell'assassino
- Il movente
- Cosa ha preso l'assassino dopo aver perquisto la villetta di Palmentieri

"C'è dell'altro di cui non siamo a conoscenza?", chiese a Donatella.
"Direi proprio di no".
"E allora vediamo cosa sappiamo".

- Palmentieri è stato ucciso da una donna
- La vittima, si presume, conosceva da tempo l'assassina
- Dopo l'omicidio l'assassina ha portato via dalla mensola del caminetto un gattino di cristallo
- Quattro giorni dopo è tornata sul luogo del delitto e ha messo sottosopra l'intera abitazione
- Al momento l'unica sospettata è Stefania Bartolucci, la segretaria della Rari Nantes Agnano
- Apparentemente Palmentieri non era legato da alcuna relazione sentimentale, nè ci sono tracce di sue precedenti relazioni

Noce non ebbe la possibilità di aggiungere altro. Suonò il telefono.
La iena afferrò il ricevitore con rabbia e urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni: "Cosa c'è, maledizione! Vi avevo detto di non passarmi telefonate per almeno mezzora! Siete sordi, per caso?".
"Hanno ammazzato una prostituta", fu la risposta del centralinista.
Mario Corcione
FINE DELLA SETTIMA PUNTATA

***
 
LA SESTA PUNTATA
Lunedì 26 settembre - Ore 9
"Voglio sapere tutto di questa Bartolucci".
L'ordine partì da Arcangelo Noce, destinataria Donatella Dell'Angelo. Il vice commissario avanzò un'obiezione: "Alla Bartolucci gli uomini non piacciono, non può essere lei la donna che quella sera ha versato il cianuro nella calamarata di Palmentieri. Non si fa una cena a lume di candela con una che non te la darà mai".
"E chi ci assicura che sia veramente lesbica al 100%? E poi - aggiunse Noce - c'è un altro particolare che mi suggerisce di non abbandonare questa pista: il numero di cellulare della Bartolucci è l'unico che compare con una certa frequenza sul tabulato telefonico della vittima. E per giunta Palmentieri nei giorni precedenti il delitto non ha fatto o ricevuto chiamate da altre persone di sesso femminile. Se inviti una donna a cena devi pure contattarla in qualche modo".
"Non è detto che lo abbia fatto per telefono. Mettiamo che Palmentieri abbia incontrato questa donna qualche giorno fa: l'invito potrebbe essere partito proprio in quell'occasione, non crede?".
"Non sta in piedi, Donatella: ricordati che si tratta di un delitto premeditato! Non può essere stato un invito occasionale, io sono certo che Palmentieri questa donna la conosceva da tempo e che si tratta di un delitto passionale. Perciò la pista Bartolucci può essere quella giusta. O perlomeno è l'unica che abbiamo in questo momento e vale la pena percorrerla fino in fondo".
 
***

Lunedì 26 settembre - Ore 11
Era stato il giardiniere a fare la scoperta.
"Ho visto che il cancello d'ingresso era stato forzato e vi ho avvertito", spiegò Gaetano Serracchio a Noce davanti alla villetta di Vittorio Palmentieri.
"E lei cosa ci faceva qui?", chiese il commissario.
"C'è un'echinacea che mi dà qualche preoccupazione, perciò sono passato".
"E come pensava di curarla visto che ci sono i sigilli?", domandò la iena.
Aria colpevole, sguardo sulle scarpe, il giardiniere non rispose.
"Ho capito - annuì il commissario -: se qualcuno non l'avesse preceduto staccando i sigilli, ci avrebbe pensato lei. Giusto?".
Anche stavolta Noce non ebbe risposta.
In altre circostanze la iena se lo sarebbe mangiato vivo, ma aveva cose più importanti cui pensare. Per cui, con grande meraviglia di Serracchio, aggiunse: "Vada pure a curare la sua echinacea. E torni pure quando vuole, le do io l'autorizzazione".
Ad essere maggiormente sorpresa, tuttavia, fu Donatella Dell'Angelo: mai e poi mai si sarebbe aspettata un gesto così... ecologico da parte del suo superiore. E infatti subito dopo la iena precisò: "Delle piante non me ne fotte un cazzo; venendo qui, Serracchio può sorvegliare la casa per noi. E adesso andiamo a vedere cos'è successo là dentro".
Devastazione totale. All'interno della villetta tutto era stato messo sottosopra, e di quel tutto ben poco era rimasto intatto, a cominciare dal divano del soggiorno, completamente sventrato.
"Chissà se ha trovato quello che cercava", commentò laconicamente la iena.
"Si, ma cosa?", chiese Donatella, più a se stessa che a Noce. Il commissario rispose ugualmente: "Sicuramente qualcosa che avrebbe potuto svelarci il nome dell'assassina".
"E perchè non l'ha cercata subito dopo aver ammazzato Palmentieri?".
"Forse non ha avuto la freddezza per farlo. Nella fretta ha preso soltanto il gattino di cristallo, perchè sapeva dov'era, ripromettendosi di tornare per cercare il resto".
"Lei pensa sempre che possa trattarsi della Bartolucci?".
"Al momento, alternative non ne vedo proprio".
 
***

Lunedì 26 settembre - Ore 18 - Piscina Scandone
"Siete completamente fuori strada".
Un forte accento siciliano accompagnò la frase di Domenico Visibello, l'allenatore della Rari Nantes Agnano, la squadra di cui era stato presidente Vittorio Palmentieri. Completamente calvo, altezza media, 62 anni portati molto bene, possedeva occhi di un azzurro intenso che fissarono Donatella Dell'Angelo in tono accusatorio come per dire "Come vi siete permessi soltanto di pensare che Stefania Bartolucci possa aver ammazzato Palmentieri?".
Un concetto che spiegò così al vice commissario: "La mia convinzione non nasce dal fatto che a Stefania piacciano le donne, ma da una constatazione ben più importante: è una donna meravigliosa, e non mi riferisco al suo aspetto fisico. E' dolce, gentile, ha sempre una parola buona per tutti. Inoltre era particolarmente legata a Vittorio, è stato lui a darle il posto di segretaria, ad inquadrarla regolarmente dal punto di vista lavorativo, cosa non certo frequente in un mondo come quello della pallanuoto nel quale la gran parte dei dipendenti lavora in nero, con stipendi a volte irrisori. Quindi toglietevi dalla testa che Stefania possa aver ucciso Vittorio Palmentieri: è un'ipotesi che non sta nè in cielo nè in terra. E adesso, col suo permesso, la lascio perchè sta per cominciare l'allenamento".
Permesso rimandato. "Un'altra domanda e la lascio andare, signor Visibello: cosa può dirmi della vita privata di Palmentieri?".
"Mi sta chiedendo se sono a conoscenza delle sue relazioni sentimentali?".
Donatella annuì.
"E allora credo proprio di non poterle essere d'aiuto. Vittorio era la persona più riservata che abbia conosciuto in vita mia. Non l'ho mai visto in compagnia di una donna nè mai alcuno mi ha parlato di qualche sua relazione. Però una cosa gliela posso dire, e se vogliamo è anche un po' strana, un po' sorprendente conoscendo il personaggio: un giorno Vittorio mi ha chiesto se conoscevo qualche casa di appuntamento".
 
***
 
"La Scientifica?", domandò Elio.
"Mi faranno avere domani i risultati del sopralluogo, ma ci spero poco. Chi ha fatto quel macello a casa di Palmentieri sicuramente ha usato i guanti. Tu, piuttosto, cosa aspetti ad accendere il condizionatore, qui dentro si crepa".
Settembre era agli sgoccioli, ma il caldo non aveva ancora abbandonato la città. "Quand'ero a San Benedetto del Tronto, di questi tempi ci voleva il cappotto", esagerò la iena usando il tovagliolo come ventilatore. Arcangelo Noce detestava quelli di carta ed era l'unico, tra i clienti della trattoria, ad adoperare i tovaglioli di cotone. Non era il solo "vizio" che imponeva ad Elio: l'acqua doveva essere di rubinetto, filtrata e semighiacciata. "Un giorno le verrà un accidenti" era il vaticinio del ristoratore. "A te e a tuo nonno", la risposta della iena.
"Come cazzo fanno gli inglesi a bere la birra a temperatura ambiente, Dio solo lo sa", commentò Noce dopo aver mandato giù un bicchiere di "Nastro Azzurro" gelata. La iena pretendeva che anche la birra fosse a temperatura polare ed Elio ogni giorno ne sistemava tre in ghiacciaia sperando di non dimenticarle, cosa che avveniva frequentemente tra le imprecazioni del ristoratore: "E anche questa è scoppiata, che il Padreterno lo fulmini".
Repentine come saette erano le illuminazioni con le quali Elio spesso aiutava Noce ad uscire dal tunnel di un indagine avvolta dal buio proprio come quella sull'omicidio di Vittorio Palmentieri. Quella sera, però, fu il ragionamento a consentirgli di dare una mano al commissario. Elio partì da una domanda ("E' stata messa sottosopra tutta la casa di Palmentieri o soltanto una parte?") e dopo aver ottenuto la risposta "Completamente" disse: "Secondo me è una messinscena".
 
LE PRIME CINQUE PUNTATE
 
 
 
 
 
 
 
 

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