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Ecco la prima puntata del nostro nuovo giallo sulla pallanuoto

  Pubblicato il 17 Feb 2119  18:16
Era vestito da Pierrot l'uomo che alle 6,28 di martedì 5 marzo 2019, il giorno di Carnevale, sparò un colpo di pistola in piena fronte ad Arcangelo Noce.
Il commissario sentì una fitta terribile alla testa, si svegliò di soprassalto e guardò l'orologio. Non fece in tempo a vedere l'ora: l'uomo gli bloccò il braccio sinistro, si tolse la maschera e gli sparò nuovamente in testa.
"Devo svegliarmi", pensò nel sonno, "altrimenti questo non la finirà più".
Gli venne in aiuto il suono della sveglia.
Noce si sollevò di scatto, come se volesse scappare dall'incubo. Si sedette ai piedi del letto, s'infilò le pantofole e fece per alzarsi, ma una fitta lancinante alla tempia lo ricaccio indietro. Tentò di alzarsi di nuovo, anche stavolta non ci riuscì. Si accasciò sul letto, la faccia premuta sul cuscino. Qualche secondo per radunare le forze e, al terzo tentativo, finalmente si alzò e...
Vomitò anche l'anima.
"Commissario, mezza Napoli è a letto con l'influenza. Viene senza febbre, ma prende alla testa e allo stomaco", lo aveva avvertito la sera prima Donatella Dell'Angelo, il suo vice.
"Mezza Napoli più 1", pensò il commissario. Dopo il violento conato di vomito, il mal di testa adesso era più sopportabile. Andò in bagno, aprì l'armadietto dei medicinali, prese una compressa di Zerinol, si fece una rapida doccia e si vestì.
Completo grigio chiaro, camicia bianca, calzini blu, mocassini neri. Lo stesso abbigliamento di tutti i giorni. La cravatta l'unica variazione sul tema che Noce si concedeva: ne scelse una a righe rosse e blu.
Andò in cucina, aprì il frigo, ma la sola vista del vasetto di marmellata gli fece venire nuovamente la nausea. Per la prima volta in vita sua saltò la prima colazione.
Fu tentato di chiamare un taxi per andare in ufficio, cambiò subito idea. "Un po' d'aria mi farà bene". Non prese l'ascensore, abitava al sesto piano. "Fare le scale restituirà forza alle gambe". Ma sullo scalino numero 3, il terzultimo che lo separava dal pianterreno, perse l'equilibrio e si ritrovò culo per terra a guardare il portiere. "C'è una raccomandata per lei", gli annunciò mentre lo aiutava a rialzarsi.
Era dell'amministratore del palazzo. "Cos'è, una nuova riunione di condominio?".
Noce, proprietario del suo appartamento e anche di quello accanto, fittato a una coppia di giovani sposi, le disertava regolarmente.
"Peggio", rispose il portiere facendo il gesto dei soldi con l'indice e il pollice della mano sinistra. "Hanno deciso di ristrutturare il palazzo".
"Cristo Santo", esclamò Noce pur essendo ateo. Apri la busta, guardò la raccomandata e la cifra che trovò alla destra dei suoi millesimi gli fece tornare il mal di testa: 24.854 euro.
 
***
 
Il martedì nero di Arcangelo Noce proseguì nel commissariato di Fuorigrotta con la telefonata delle 10,48.
"Sono l'ingegner Braunè, direttore dei lavori di ristrutturazione della piscina Scandone. Abbiamo trovato i resti di uno scheletro umano".
"Ci vado io", propose Donatella Dell'Angelo. "Lei sta inguaiato, farebbe bene a tornarsene a letto".
"Ci andiamo insieme", decise Noce.
"Appartiene a un individuo di sesso maschile. E' stato sepolto non meno di trent'anni fa, non sono in grado di dirle altro per il momento", precisò il medico legale quando Noce e il suo vice giunsero sul posto. Lo scheletro era stato trovato nel  terreno antistante gli spogliatoi della Scandone.
"Lunedì scorso - spiegò l'ingegner Braunè - abbiamo cominciato i lavori di scavo. Qui sorgerà una seconda vasca da 33 metri per le Universiadi. E adesso, commissario?".
Noce allargò le braccia: "E adesso vi fermate. I lavori sono bloccati fino a nuovo ordine".
"Ma almeno possiamo continuare a lavorare all'interno della piscina principale? La stiamo ristrutturando".
"Se lo può scordare", rispose Noce con lo stesso garbo che negli anni aveva contribuito a fargli guadagnare l'appellativo di "iena" nel commissariato di Fuorigrotta.
Braunè, dall'alto del suo metro e novanta, cercò di far valere le sue ragioni fronteggiando Noce, che era venti centimetri più sotto: "Forse non mi sono spiegato bene, commissario. Il 3 luglio, cioè tra meno di quattro mesi, a Napoli ci sono le Universiadi. Non ci possiamo fermare, abbiamo dei tempi da rispettare".
"Sono io che mi sono spiegato male, ingegnere", e Braunè s'illuse di averla avuta vinta. Ma solo per un attimo: "Vede, ingegnere, a me dei suoi lavori non fotte un cazzo. Tanto meno delle Universiadi. Adesso vi fermate, punto e basta. Se tra mezzora vedo un solo operaio in questo impianto, la porto in commissariato e la incrimino per intralcio alle indagini".
Nel giro di venti minuti nella Scandone rimasero soltanto il direttore e il personale, gli unici in grado di rispondere a questa domanda: "Come diavolo ha fatto una persona a seppellire un cadavere in una piscina comunale?".
"Negli anni settanta - rispose il direttore - la Scandone è rimasta chiusa per un lunghissimo periodo. Prego, mi segua", e invitò Noce a varcare la vetrata che dalla direzione porta al piano vasca. "Dove adesso c'è l'acqua, commissario, per anni ci sono state le carcasse di una Fiat 600 e di una Fiat 500. Nessuno è mai riuscito a capire come abbiano fatto i vandali a portarle là dentro. Non si meravigli, dunque, se qualcuno in quello stesso periodo ha sepolto un cadavere nel terreno antistante gli spogliatoi".
"Ricorda con esattezza - chiese Noce - per quanti anni la piscina è rimasta chiusa?".
"Esattamente per undici anni, dal 1972 al 1983".
 
***
 
Il martedì nero di Noce si concluse con la telefonata delle 19,44.
"Commissario, c'è un tale Dorian Gray che vuole parlare con lei. Glielo passo?".
"Ha chiamato anche Oscar Wilde?", chiese la iena al centralinista.
"No, commissario, ma io sono entrato in servizio da poco. Aspetti che provo a chiedere".
"Lascia perdere e passami la telefonata".
"Buonasera, mi chiamo Gray... Dorian Gray. Ieri sera ho lasciato per lei una busta al botteghino del Teatro Diana. Dentro ci sono due biglietti: uno per assistere allo spettacolo di stasera, glielo consiglio caldamente: è un bellissimo adattamento in chiave moderna de "La coscienza di Zeno". L'altro biglietto, temo, non le risulterà altrettanto gradito, benchè vi siano informazioni molto interessanti. Ovviamente è inutile che cerchi di rintracciare questa telefonata, la sto chiamando con un cellulare usa e getta e con una scheda sim anonima. Le auguro una buona serata, commissario. Ah, dimenticavo: se, come credo, lei guarderà la registrazione delle videocamere del teatro, l'avverto sin da adesso che la persona che vedrà consegnare la busta al botteghino non sono io. Le rinnovo i miei saluti, commissario".
"Trovami il numero del Teatro Diana e prega che si tratti soltanto di uno scherzo", disse la iena a Donatella Dell'Angelo senza dare spiegazioni.
"Si, commissario - confermò la persona al botteghino -: la busta c'è. Faccia presto perchè lo spettacolo sta per cominciare".
"Lasci perdere lo spettacolo e non tocchi la busta, mi raccomando. Manderò un poliziotto a ritirarla".
 
 
***
 
La busta era rossa e dozzinale. "Può averla comprata dappertutto", commentò Donatella Dell'Angelo. Non era delusa, se l'aspettava.
Oltre al biglietto per assistere a "La coscienza di Zeno" - fila 5, posto 12 - la busta conteneva un foglio A4 bianco. Da un lato, in Calibri corpo 18 corsivo, c'era scritto:
 
Nel 1815, era vescovo di Digne monsignor Charles François Bienvenu Myriel, un vecchio di circa settantacinque anni, che occupava quel seggio dal 1806. Sebbene questo particolare abbia poco a che fare con ciò che racconteremo, non sarà forse inutile, sia pure solo per essere del tutto precisi, accennare qui alle voci ed ai discorsi che correvano sul suo conto, nel momento in cui era arrivato nella diocesi. Vero o falso che sia, quel che si dice degli uomini occupa spesso altrettanto posto nella loro vita, e soprattutto nel loro destino, quanto quello che fanno.
 

"Ma è l'inizio de "I Miserabili", commento Donatella.
 
Più sotto, in corpo 28 e in grassetto, l'aggiunta che portò il mal di testa di Noce a livelli mai toccati in tutta la giornata: "Vi do esattamente tre giorni di tempo per fermarmi a partire dalle ore 21 di stasera. Alle 21 di venerdì 8 marzo ucciderò un uomo".

Noce alzò lo sguardò verso il suo vice: "Non hai pregato a sufficienza, Donatella. Qualcosa mi dice che non è uno scherzo".
Bruna, occhi a palla, naso aquilino e collo praticamente inesistente, Donatella Dell'Angelo era il poliziotto donna più brutto che la iena avesse visto in vita sua. Non che gliene importasse particolarmente - Noce era dichiaratamente gay - ma in quel momento, con un omicidio sulle spalle, un altro che stava per arrivare e un mal di testa che gli stava perforando il cranio, la vista del suo vice gli sembrò insopportabile.
"Cosa le fa pensare che questo qui faccia sul serio?", chiese Donatella.
Sensazioni, semplici sensazioni.
Il fiuto di Arcangelo Noce lo aveva aiutato a risolvere in carriera una quantità di casi di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri commissari della Questura di Napoli. Un curriculum che gli aveva fatto guadagnare la stima dei suoi superiori e che equilibrava il pesante fardello dell'altro piatto della bilancia, dove nel corso degli anni si era accumulato l'odio dei suoi subalterni per il maltrattamento che la iena riservava quotidianamente a chiunque nel commissariato di Fuorigrotta era alle sue dipendenze.
Tutti lo disprezzavano, eccetto Donatella Dell'Angelo. "E' un uomo viscido, repellente, insopportabile, ma non riesco a detestarlo: come poliziotto è troppo bravo", rispondeva a coloro che le chiedevano spiegazioni sulla sua ammirazione per Arcangelo Noce.
La stima di Donatella diventava addirittura simpatia nella persona di Elio Parlato, l'unico amico sul quale poteva contare la iena. Elio nutriva Noce non solo di affetto, era il titolare dell'omonima trattoria in via Lepanto a Fuorigrotta dove il commissario ogni giorno consumava i pasti. Quella sera, non vedendolo arrivare, alle 20.55 lo chiamò al cellulare.
La iena rispose: "Stasera non ci vediamo, Elio, qui sono cazzi".
Mario Corcione
FINE DELLA PRIMA PUNTATA

(la seconda sarà pubblicata martedì 19 febbraio)
 
 
 
 

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